La realtà non è assoluta, la realtà è relativa

La realtà non è assoluta, la realtà è relativa dal punto di vista di ogni singolo osservatore che, osservandola la determina; nella maniera in cui ognuno crea e rielabora un mondo, un fenomeno, in base alle proprie memorie collettive, a tutto ciò che è stato e ciò che potenzialmente potrebbe essere.
E’ quindi l’osservatore che sceglie le informazioni sulle quali poggiare lo sguardo, e dalle quali partire per mettere a punto il proprio processo di rielaborazione.
Questa formula viene considerata la spina dorsale della conoscenza, dell’esperienza e di tutto ciò che riguarda i processi di apprendimento e socializzazione.
Ed è da qui che sono partita, per  spiegarmi fin dove arriva questa rielaborazione della realtà, e in che modo influenza lo scambio delle rappresentazioni sociali,nella maniera in cui poi genera i rapporti umani; impressionata dal perchè la comunicazione tra culture, risulta ancora così limitata e compromessa da pregiudizi e stereotipi.
Nell’avvalorare la mia tesi, ho conosciuto Frank, originario del Ghana, 20 anni ma lo sguardo di chi ne ha vissuti molti di più, convinto che là dov’è il cielo, c’è anche Dio e che se anche il domani andrà in pezzi, siuramente lui potrà dire di essersi realizzato, soltanto perchè ha scelto la libertà; una libertà che si è sudato nel tempo finchè non è arrivato in Italia, un’Italia che si sente di ringraiare profondamente, se non altro il progetto SPRAR di L’Aquila, il quale è riuscito a comprendere le sue necessità, contribuendo così alla sua realizzazione, e infatti dice: “Sono infinitamente grato a questo paese, e nel ringraziarlo mi sono sentito in dovere di provare a cambiare le cose che ancora non funzionano: sfatare i luoghi comuni, abbattere i muri del pregiudizio e dell’ignoranza e poi instaurare un nuovo e valido dialogo tra le culture”.
E per fare ciò Frank sta lottando con i sottili pregiudizi di un Italia “aperta” ma che allo stesso tempo denota ancora un sottofondo di cattiva comprensione dell’altro, nella maniera in cui rende un migrante un diverso e lo etichetta, come quando al market se sei in compagnia di un italiano bianco, ti guardano facendoti i conti in tasca se decidi di pagare tu, perchè agli altri sembra strano che chi versa in quello status, si possa permettere il lusso di pagare una coca cola al suo amico… Ha detto Frank che quel giorno ha realmente percepito quanto grande fosse il problema degli altri: ” Ho capito che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, e nel consolarmi mi sono reso conto che se il pregiudizio nasce dall’ignoranza, la prima cosa da evitare è di essere ignoranti e la prima cosa da fare è dialogare, in modo che gli altri ti possano conoscere”.
Se gli sguardi fossero pietre, e lanciare uno sguardo fosse come lanciare una pietra, questo aiuterebbe gli altri a comprendere il dolore che provocano?
Quel giorno al market l’Italiano bianco ero io, e da quegli sguardi, rimanendone ferita, ho capito molto anch’io, che i rapporti umani e lo scambio delle rappresentazioni sociali, sono fortemente influenzati da pregiudizi e stereotipi, laddove l’uomo è debole e preferisce rassegnarsi ad una banale e semplicistica rielaborazione di ciò che vede, perchè nella frenesia dei tempi che corrono è troppo impegnato ad avere paura e a puntare il dito, piuttosto che essere aperto e ben disposto verso il prossimo.

di Sara Morsani

Canetra apre le porte al funabolismo

“Per me camminare sulla fune è un esercizio pesante ma leggerissimo, è una necessità”, afferma l’esperto equilibrista Umberto Caraccia.

Canetra apre le porte al funabolismo e ai suoi allievi; la giornata inizia con un’acqua cristallina che riflette la luce del sole, lo starnazzio delle anatre, perplesse curiose, accompagna il faticoso montaggio dei ragazzi.

L’evento ha suscitato l’interesse di molte persone, che attirate dalla novità, hanno assistito alla traversata.
“Qualche giorno fa raccogliendo le ciliegie, mi sono arrampicato su un albero e per distrazione sono caduto facendomi male alla caviglia”, racconta Umberto. “Da allora è trascorsa una settimana e mentre cammino sento ancora dolore, ma quando resto sospeso sulla fune non sento più niente”.
Dalle parole del funambolo, si percepisce il valore terapeutico che questa disciplina può avere su mente e corpo. Infatti non è un caso che Umberto oltre ad essere un abile equilibrista, sia anche laureato in psicologia e pratichi la professione di psicologo.
Rivela il funambolo —– molti dei miei pazienti hanno trovato giovamento da questo esercizio, trovando in se stessi maggior sicurezza —-.
Ad affrontare per primo il percorso sulla fune è stato indubbiamente lo specialista Umberto, assicurandosi anche della completa sicurezza delle corde.
“Sono emozionata, mi piace l’idea di camminare sull’acqua”, queste le parole di una degli allievi, Lia. La ragazza con un viso evidentemente stanco per il montaggio, ha raccontato del grande sforzo durante l’assemblaggio dell’attrezzatura, “penso che dopo tutta questa fatica, la traversata, a confronto, sarà una passeggiata”, conclude Lia.
La notizia di “equilibri sul lago” (titolo della locandina) ha raggiunto con la sua ego anche la Restart Tv, che ha collaborato alla diffusione dell’evento.
In conclusione: il tragitto è stato affrontato con grande abilità da coloro che, durante i mesi passati, si sono allenati con costanza e frequenza, mentre hanno mostrato maggiore difficoltà i ragazzi che hanno intrapreso questo cammino da minor tempo e con minor regolarità. Tuttavia, la manifestazione ha riscosso un grande successo ed ha trasmesso agli spettatori un enorme sensazione di pace, equilibrio e serenità.

di Matteo Dionisi e Serena Lelli

Calcio; un punto da cui ripartire

“Finalmente siamo tornati a giocare sul campo di Amatrice che per noi era fondamentale. Oggi ognuno di noi è come se fosse tornato dentro le proprie case, non potevo chiedere luogo e momento migliore per festeggiare la vittoria del campionato. Non ci sono aggettivi per descrivere l’emozione, sono felice. Dedico tutte queste vittorie alle vittime colpite dal sisma, sono state la nostra motivazione più forte”, queste le parole dell’allenatore Romeo Bucci dopo la vittoria del campionato di Seconda Categoria.

Il 12 maggio 2018 è una data scolpita nei cuori di tutta la popolazione amatriciana, un giorno che nessuno dimenticherà. “Paride Tilesi”, così si chiama il nuovo campo sportivo ricostruito ad Amatrice grazie al contributo della FGC e di molte squadre della Serie A (Milan, Torino, Atalanta.). Dagli spalti verso il campo gridavano “bentornati a casa”, ai propri giocatori. L’Amatrice il 12 maggio ci è tornata davvero a casa, davanti a tutti i propri tifosi e al suo presidente Tito Capriccioli, ci è tornata nel penultimo turno di campionato, il 29esimo.  In tribuna presenti, insieme ai tanti supporters amatriciani, anche i ragazzi della curva de L’aquila calcio: i Red Blue Eagles L’aquila nei mesi scorsi si sono spesi per trovare fondi tra tifosi in tutta Italia, raccogliendo una somma di 161.277,27€. Tale somma sarà destinata per costruire campi da calcio, basket e pallavolo per la gioia dei più giovani e per fornire all’Amatrice Calcio un pulmino e il materiale sportivo per la stagione.

Prima del fischio d’inizio della partita, i giocatori dell’Amatrice sono entrati in campo accompagnati dai bambini della scuola calcio in segna di festa. Poi il sentito minuto di silenzio per ricordare le vittime del terremoto, perché quel nuovo impianto era soprattutto per loro. Al termine della gara il risultato è di 2-2, un pareggio, quello che serviva per raggiungere l’obbiettivo.  Nell’arco di due anni la squadra amatriciana ha conquistato due promozioni, prima la vittoria della Coppa Lazio in Terza Categoria e oggi la vittoria del campionato di Seconda. “Qualcosa di straordinario se si pensa alla difficoltà iniziali dovute dal terremoto”  afferma mister Bucci.

Si perché il terremoto del 2016 aveva reso orfana L’Amatrice dei due campi a disposizione, il primo usato come mensa e l’altro ha ospitato le prime 25 casette consegnate. “La gente come noi non molla mai, tutto è riiniziato con una riunione nel magazzino del presidente Tito. Sono venuti in dieci, abbiamo proposto di iscriverci al campionato. Ho detto ai ragazzi che andavamo solo a giocare senza allenamenti, deve essere solo uno svago e basta”, queste le prime parole alla squadra da parte di Romeo Bucci.

Prima di tornare a giocare serviva un campo, il primo squillo di solidarietà arrivò da Borbona; squadra ritirata dal campionato per donare il campo all’Amatrice Calcio. “Le difficoltà non sono mancate, al primo allenamento è venuta giù così tanta pioggia che siamo stati costretti a chiuderci in un bar. Dopo quella riunione però ho capito che dentro la testa di ogni singolo giocatore c’era un solo pensiero; vincere è la nostra missione”, aggiunge Bucci. Da lì in poi la squadra ha iniziato ha vincere, vincere e vincere ancora.

“Questi fatti sono la dimostrazione che il calcio non è soltanto correre dietro un pallone per segnare un gol in più degli avversari. Questo sport ci da un mix di emozioni incredibili e indescrivibili. Nei volti di ognuno di noi che abbiamo vissuto queste due promozioni c’era la gioia, l’emozione e anche la tristezza per chi non c’è più, il calcio dimostra che non è soltanto uno sport, ma un punto da cui ripartire”, conclude Bucci.

di Matteo Dionisi