Narrative Based Care Practice

per una medicina narrativa basata sulla pratica di cura

Umberto Mauro Salvatore Caraccia
Psicologo Psicoanalista
Esperto in medicina narrativa applicata

Riassunto
Il lavoro di Medicina Narrativa, di seguito riportato vuole fornire un modello non rigido per dar
forma e criterio di contesto ad una medicina narrativa che si sviluppa ed interviene nella pratica di
cura 1 . In via generale, lo scopo di una medicina narrativa basata sulla pratica di cura è quello di
trasporre la sua pratica in forma ambulatoriale, con un setting adeguato ed umanizzato, un tempo
minimo per la rilevazione della storia di malattia, un equipe multidisciplinare che opera per
competenze ma che abbia riconosciute qualità relazionali, strumenti di rilevazione delle narrazioni e sistemi rigorosi di analisi delle narrazioni di malattia. Questo, per avere la certezza di una ratio che
si esplica nel prendere in considerazione come valore fondante la garanzia di fornire risposte sociali
e sanitarie adeguate e personalizzate rivolte ai cittadini esprimendosi nella chiarezza del luogo,
dell’intervento, dei professionisti che operano, del mezzi di rilevazione e di analisi e sugli scopi.
Parole Chiave: Medicina Narrativa, Pratica di cura, Umanizzazione delle cure, Struttura.

Una questione di luogo
Una medicina narrativa basata sulla pratica di cura strutturata in forma ambulatoriale non può non
prescindere dal tener conto del contesto di attuazione. Non solo perché le procedure di
codificazione necessitano di un’analisi dei dati territoriali che caratterizzano la conformazione
socio-demografica, ma anche perché si è convinti che fenomenologicamente parlando, il rapporto
primario si dibatte tra noi e il luogo 2 . Entrando nel merito e usando una chiave logico
deterministica e lasciando al lettore di questo articolo la possibilità di fare esercizio di stile
immaginativo, rispettandolo così nel suo processo divergente, assumiamo a logos che la medicina
narrativa basata sulla pratica di cura dovrebbe tener conto di diversi fattori come ad esempio il
grado di “cronicità” e di “umanizzazione” del territorio e delle agenzie sanitarie per fornire
adeguate risposte ai bisogni di salute dirette realmente alle persone. Vien da sé che una medicina
narrativa basata sulla pratica di cura necessita di un carattere pro-attivo con capacità
multidisciplinari in grado di prendere in carico la sfera dei significati reali dei pazienti inseriti nel
luogo, abbracciandone un’argomentazione poli prospettica.

Medicina narrativa per la pratica di cura come procedura complessa
La Medicina Narrativa è definita ufficialmente dall’Istituto Superiore di Sanità: “Una metodologia
d’intervento clinico-assistenziale basata su una specifica competenza comunicativa dove La
narrazione è lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di
vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura” 3 Questo vuol dire che, quando
l’operatore sanitario, nella pratica di cura, incontra la storia del paziente, non si confronta solo con
dati d’interesse clinico ma si confronta anche con i significati soggettivi della sua malattia, con il
suo vissuto intarsiato di sofferenza e di bisogni esistenziali. Una Medicina Narrativa basata sulla
pratica di cura, in tal senso, pone un’attenzione particolare a quel vissuto, unico, per mettere al
centro il paziente come persona e non solo come malattia.
Alla luce di quanto emerso, una medicina narrativa basata sulla pratica di cura, dove i suoi servizi
vengono offerti in forma ambulatoriale, pone la sua attenzione ad aumentare l’efficacia dei
trattamenti oltre che permettere di rilevare delle informazioni cliniche che possono risultare
importanti nella costruzione della diagnosi e nell’iter della riabilitazione ossia utili ad una strategia
assistenziale. Una pratica di cura colma di rispetto della dignità del malato e della sua persona.
Una pratica di cura che prende come obiettivo primario l’esistere, e che possa prendersi cura della
narrazione ferita, sofferente. Narrazione ferita che nella maggior parte dei casi influenza il nostro
stato di salute ed il processo di cura. Assodato e tenuto a scopo le linee guida in tema di medicina
narrativa che emergono dalla letteratura in merito, una medicina narrativa per la pratica di cura può essere definita come una procedura complessa e riferita al contesto, quindi in grado di offrire:
«Un quadro di interventi clinico assistenziali, complessi e multidisciplinari , appartenenti all’area di
integrazione sociale – sanitaria, teso a prendere in carico la sfera dei significati biologici, sociali, psicologici e culturali della persona oltre che i suoi processi di simbolizzazione, provando in prima istanza a ridurre il divario di significati tra osservazione, vissuto e narrazione della malattia, per ampliare le basi diagnostico- terapeutiche e sviluppare i concetti del prendersi cura e della personalizzazione delle cure stesse» 4 .

Una procedura complessa che dovrebbe tener conto del principio della multi significanza delle
narrazioni. Variabili non spesso collegate ad un mero vettore logico deterministico. Le narrazioni
che si osservano durante l’empiria della pratica di cura, denotano una direzione connaturata con la
modalità di essere nel mondo e vedere e percepire gli eventi: «visioni razionali delle narrazioni,
visioni emotive delle narrazioni, visioni sensoriali delle narrazioni, visioni divergenti delle
narrazioni» 5 . Una procedura complessa che dovrebbe assumere a sé l’abbraccio del vissuto di
malattia della persona nella sua interezza. In riferimento a ciò, in prima istanza, per valorizzare la
persona, umanizzando e personalizzando le sue cure, bisogna avere in mente il criterio del
dimenticarsi. Quando si parla di dimenticarsi si vuol dire che bisogna aprire uno spazio dentro noi,
sgombro da giudizi e pregiudizi pronto ad ospitare il cuore dell’altro, provando ad incontrare l’altro
nella sua interezza. Una procedura complessa che tenga conto del rapporto dialogico tra il
contingente e la sfera profonda dell’individuo, intesa come fondante dell’attività psichica. La
narrazione, dà forma agli eventi e ne trova il senso. Senso, che può essere percepito, sentito ed
intuito attraverso i simboli che lo rappresentano. Raccogliere il metaforico, il simbolico, insito nella
narrazione, per disincastrare il paziente dall’essere solo malattia portando alla luce della
consapevolezza i suoi bisogni profondi 6 .

Aspetti strutturali di base
Un modello non rigido per dar forma e criterio di contesto ad una medicina narrativa che si sviluppa
ed interviene nella pratica di cura, necessita innanzitutto di una strutturazione condivisa e
partecipata. Tale impostazione può rivelarsi consona per restituire il più possibile una diversità di
variabili ideative alla struttura operante oltre che dichiarare uno stile operativo di ragionamento
clinico ed organizzativo dal valore complesso e multidimensionale.
La modalità operativa per l’attuazione di tale modello necessita di un approccio multidisciplinare
d’equipe 7 , in modo da poter ottemperare alla sfera sociale, biologica, psicologica e culturale del
paziente ed abbracciare il valore complesso delle narrazioni che si esprimono in un reticolato di significati. Le componenti di base per una consona strutturazione della medicina narrativa nella
pratica di cura possono essere riassunte nello stabilire tempo del setting 8 ossia un tempo dove il
paziente possa liberamente narrare la sua storia di malattia, nello stabilire a priori gli approcci di
analisi delle metodologiche di classificazione delle narrazioni di riconosciuta evidenza 9 in modo
che dai risultati ottenuti si possano delineare le strategie d’assistenza, nello stabilire gli strumenti
rilevazione delle narrazioni 10 intesi come mezzi che riescano a non inibire il processo narrativo, ed
infine un’ubicazione logistica che rispetti le indicazioni e di accoglienza in tema di umanizzazione.
Inoltre potrebbe essere utile stabilire il target dei destinatari dell’intervento deciso in base
all’epidemiologia che caratterizza il territorio e la modalità di arruolamento e un sistema di
monitoraggio con indicatori specifici in modo da poter in itinere apportare modificazioni per
migliorare l’efficacia dell’intervento. Per concludere, pur essendo coscienti che gli obiettivi devono
essere sempre in linea con la domanda di salute, alcuni intenti dovrebbero essere chiari fin
dall’inizio. Tali obiettivi di inizio potrebbero estrinsecarsi nel favorire l’aderenza al piano di cura,
nello rilevare i bisogni d’interesse clinico ed esistenziale derivanti dal vissuto della persona, nel
favorire le capacità di coping e la gestione della malattia nei processi di cura del paziente, nel
fornire variabili significative tese a completare interventi di prevenzione e diagnosi delle malattie
cronico degenerative e nell’offrire risultati di analisi capaci di porre l’accento sulla discrepanza dei
significati tra la malattia intesa in senso biomedico e il vissuto di malattia, per implementare la
relazione e la comunicazione operatore sanitario – paziente.

Esempi di nodi di analisi per differenziare il contenuto delle narrazioni di malattia
Come detto sopra una medicina narrativa basata sulla pratica di cura dove i suoi interventi vengono
offerti in forma strutturata, dovrebbe dotarsi di sistemi di analisi atti a produrre ipotesi al fine di
predisporre una personalizzazione delle cure che passa in primo luogo dal linguaggio della persona
oltre che fornire dati per l’implementazione di strategie assistenziali. Stream che appartengono che
danno luogo ad analisi rigorose e che fanno della medicina narrativa una pratica di medicina
narrativa basata sull’evidenza. Una medicina narrativa basata sull’evidenza che dovrebbe
accompagnarsi con una medicina narrativa basata sulla pratica di cura I nodi di analisi, dovrebbero

essere espressione del carattere complesso delle narrazioni e dovrebbero delineare nelle
classificazioni riconosciute che emergono dalla letteratura 11 , Ma anche introdurre nodi di analisi
sperimentali che possono emergere dall’empiria della medicina narrativa e dalla pratica di cura..
Riguardo a questo risulta doveroso riportare la classificazione per dimensione della narrazione di
malattia ossia una differenziazione che permette di intuire come il paziente sta vivendo e narrandosi la malattia. Tale classificazione si opera isolando i periodi delle narrazioni di malattia in «contenuti razionali delle narrazioni, contenuti emotivi delle narrazioni, contenuti sensoriali delle narrazioni,contenuti simbolici delle narrazioni» 12 Altro nodo sperimentale d’importanza clinica e che è potrebbe fornire il potenziale del paziente circa la sua capacità di mettere in campo risorse per la risoluzione del problemi è la differenziazione delle narrazioni in periodi semantici a «contenuto logico deterministico e a contenuto metaforico» 13 . Risulta chiaro che un equilibrio tra queste due dimensioni possa offrire da una parte la capacità del paziente di trovare soluzioni alternative atte alla risoluzioni del problema e dall’altro fare in modo che tali soluzioni abbiano carattere adattivo. Infine un particolare nodo di analisi per identificare il lato psichico delle narrazioni fattuali e quindi intuire i meccanismi dinamici di funzionamento interiore è il «Nodo Ermes; ossia una lettura simbolica del fattuale con lo scopo di riportare in vita il sapere sepolto dentro la parola e di donargli significato, oltre che scorgere da tale lettura un fatto clinico assistenziale e programmare interventi di cura e supporto appropriati e personalizzati» Ora pur tenendo conto dei metodi di analisi, una medicina narrativa basata sulla pratica di cura dovrebbe, per essere tale, mantenere quale fulcro e obiettivo primario l’umanizzazione dei percorsi assistenziali e la persona intesa non solo affetta da malattia ma intesa nella sua globalità olistica.

Conclusioni
In conclusione, questo breve lavoro di introduzione fondato sulla pratica di cura dell’ambulatorio di
medicina narrativa ha voluto dare condurre l’attenzione ad una Medicina Narrativa orientata alla
pratica di cura che possa nutrirsi dei numerosi risultati ed evidenze che la ricerca in tal senso ha
prodotto. Una pratica di cura che possa prendere in considerazione come obiettivo primario la
persona e che possa prendersi cura della narrazione ferita, sofferente. Narrazione ferita che «dà
luogo, talvolta, a una visione del mondo dove la percezione individuale, le relazioni interpersonali e
di rapporto con i luoghi, il nostro modificare gli eventi ed essere modificati da essi» 14 , inficia il «processo che consente di esercitare un maggior controllo sulla propria salute»

Bibliografia
 Istituto Superiore di Sanità, CNMR, Conferenza di consenso – linee d’indirizzo per l’utilizzo della medicina
narrativa in ambito clinico assistenziale per le malattie rare e cronico-degenerative, in I Quaderni di Medicina,
Il Sole -24 Ore Sanità, Allegato al n.7, Milano, 2015.
 Galimberti, U., La casa di psiche, Edizioni Feltrinelli, Milano, 2005.
 Piano Aziendale della Cronicità 2018-2020, ASL Rieti 2018.
 Kleinmann, A., The illness narrative, suffering, healing and the human condition, Basic Book, NY, USA, 1989.
 Launer, J, New stories for old: narrative-based primary care in Great Britain, Families, Systems and Health.
2006.
 Frank, A., The Wounded Storyteller, University of Chicago, Chicago, IL, 1995.
 Plutchik, R., The psychology and Biology of Emotion, Harper Collins College, New York 1984.
 Caraccia, U., Scappa, F., Dal trauma alla trama. Seta – Strategie di elaborazione del trauma attraverso le arti, in
“Individui Comunità e Istituzioni in Emergenza – intervento psico-socio-pedagogico- e lavoro di rete nelle
situazioni di catastrofe”, a cura di A. Vaccarelli et.al., Edizioni Franco Angeli, Milano, 2018.

1 In linea generale la medicina narrativa opera nel campo della ricerca, della formazione dell’educazione e della pratica di cura;
2 U., Galimberti, La casa di psiche, Edizioni Feltrinelli, Milano, 2005;

3 Istituto Superiore di Sanità, CNMR, Conferenza di consenso – linee d’indirizzo per l’utilizzo della medicina narrativa in ambito clinico assistenziale per le malattie rare e cronico-degenerative, in I Quaderni di Medicina, Il Sole -24 Ore Sanità, Allegato al n.7, Milano, 2015, p. 13;
4 Definizione formalizzata da Umberto Mauro Salvatore Caraccia

5 Classificazione delle narrazioni di malattia in grado di differenziare la percezione dell’evento malattia. Tale nuova classificazione è frutto di una medicina narrativa basata sulla pratica di cura. U. Caraccia;
6 L’analisi delle narrazioni dovrebbe essere eseguita secondo il principio del dimenticarsi per aumentare gli indicatori di risonanza emotiva propri dei pazienti e senza snaturarla con interpretazioni che spesso lasciano il retrogusto di una proiezione psichica del vissuto dell’operatore sul paziente. Le parole della narrazione sono emissarie dello stato di organizzazione profonda cui si trova il paziente e pertanto la Medicina Narrativa basata sulla pratica di cura dovrebbe optare per non interpretare ma codificare con a mente il principio di realtà del paziente.
7 L’equipe di riferimento scelta oltre che per riconosciuta formazione anche per dimostrate capacità comunicative e relazionali;

8 Il tempo del setting può essere differenziato in un fase di accoglienza della storia di malattia del paziente, una fase di rilevazione ed una fase di restituzione dei risultati ottenuti dall’analisi della medesima storia. Tale tempo non è subordinato alla quantità ma alla qualità, si può abbracciare una storia per un ora e non averla neanche sentita, si può abbracciare una storia per 10 minuti ed averne delineato le profondità estreme del suo dolore o della sua gioia
9 I sistemi di classificazione e di analisi devono mantenere non devono snaturare l’obiettivo primario, ossia di mettere la persona al centro dei percorsi di cura.
10 Gli strumenti di rilevazione delle narrazioni possono essere diari, racconti libero e semi strutturati dove attraverso poche parole stimolo si lascia libero il paziente di poter scrivere la sua storia di malattia.

11 Approfondisci L’analisi qualitativa del contenuto e Vedi A., Kleinmann, The illness narrative, suffering, healing and the human condition, Basic Book, NY, USA 1989; J., Launer, New stories for old: narrative-based primary care in Great Britain, Families,
Systems and Health. 2006; A., Frank, The Wounded Storyteller, University of Chicago, Chicago, IL, 1995; R.,Plutchik, The psychology and Biology of Emotion, Harper Collins College, New York 1984;
12 Nodo d’analisi formalizzato da Umberto Mauro Salvatore Caraccia Caraccia;
13 Idem

14 U. Caraccia, F. Scappa, Dal trauma alla trama. Seta – Strategie di elaborazione del trauma attraverso le arti, in “Individui Comunità e Istituzioni in Emergenza – intervento psico-socio-pedagogico- e lavoro di rete nelle situazioni di catastrofe”, a cura di A. Vaccarelli et al., Edizioni Franco Angeli, Milano, 2018, p.333

Nodo di Ermes

Discorso per  un nodo di analisi complessa dei simboli in medicina narrativa  
di  Umberto Mauro  Salvatore Caraccia  
Psicologo Psicoanalista 
Esperto in Medicina  Narrativa Applicata e Analisi delle Narrazioni  

Premessa 

Il Nodo Ermes è uno stream di analisi per effettuare una lettura simbolica del fattuale con lo scopo di riportare in vita il  sapere sepolto dentro la parola e di donargli significato, oltre che scorgere da tale lettura un fatto clinico assistenziale e programmare interventi di cura e supporto appropriati e personalizzati. Questo, quindi  discorso vuole introdurre un nuovo nodo d’analisi per le storie di malattia in medicina narrativa accanto ai diversi nodi già riconosciuti dalla letteratura in merito.  

Riassunto 

Il discorso che segue vuole fornire un contributo profondo all’analisi complessa delle storie di malattia. Un discorso che vuole introdurre l’attenzione ai simboli custoditi nelle parole fattuali. Leggere la storia di malattia non solo in termini di senso logico-deterministico  ma scorgere anche il simbolico nel senso. Un approccio alle narrazioni che dia rilievo a ogni parola come complessa, ad ogni parola come anima, unica, poiché esse esprimono l’unicità del paziente e la sua complessità. Un nodo d’analisi come contributo per entrare nel cuore di ogni storia.   

Discorso per  un nodo di analisi complessa dei simboli in medicina narrativa   

Questo discorso sulle storie di malattia fonda la sua essenza nella profonda convinzione che ogni parola fornisce modelli di condotta umana e conferisce significato all’esistenza interiore.  Un’analisi complessa delle storie di malattia in medicina narrativa necessita del fatto che ogni narrazione venga presa in carico come  reticolato di significati e simboli. Partendo da questa considerazione, ogni narrazione fattuale è anche simbolica, in quanto da ogni parola emerge un fatto psichico  che svela, dietro il suo mantello, la voce del sussulto interiore della persona. Sussulto interiore che si trasforma in vissuto, necessità sociale e bisogno assistenziale. Le Parole  in questo discorso vengono considerate per la loro struttura sentimento in grado dettare il nostro esserci al mondo come azione. 

Segreto e segreta che apre al dramma, che s’apre alla multi dimensionalità della narrazione, una multi dimensionalità  dove la ratio è solo un particella che la compone. Ogni parola è un principio di realtà, un principio di realtà che fonda, feconda e inonda,  crea e trasforma, e allo stesso tempo uno scrigno che dà luogo ad un popolo di risorse adattive. Ogni parola è una moltitudine di principi di realtà. La narrazione come pathos multipolare che tende ad esprimersi nel lamento e nel pianto di sofferenze di ogni paziente. In ogni parola si esprime una vita, e questa vita necessita d’essere presa in considerazione per attingere dalla sua forza un rinnovo adattivo.  Pertanto si impone da sé a non fermarsi solo all’accoglienza delle parole stesse in senso fattuale. A non fermarsi solo in un senso concretizzante, concettuale, ma proseguire anche verso il simbolico contenuto nel fattuale, nell’ordinario: “Una mattina d’inverno prestai attenzione ad una narrazione casuale. Un luogo quotidiano, un salone da barbiere. Seduto aspettavo il mio turno, un giovane onorava la sua bellezza, e mentre il suo acconciatore contribuiva al suo desiderio, il giovane si lamentava della falsità delle persone che egli incontrava ogni giorno”.  Questa brevissima narrazione, esprimeva un fatto esistenziale, una dinamica di sé tra sé.  Fatti esistenziali che molto spesso sono celati nelle narrazioni di malattia, nascosti da frasi, parole e singole sillabe, cui noi non attribuiamo sentimento biologico, psicologico, sociale e culturale e, che se non portati alla luce, possono assumere il valore di variabili di disturbo in grado di contribuire in maniera non consona  al processo di cura.  

Analisi complessa delle narrazioni di malattia vuol dire, ad un livello macro, prendere in carico quelle narrazioni come se si prendesse in carico la persona, perché esse sono le realtà della persona . Non solo prendere in carico la sfera dei significati biologici, sociali, psicologici, culturali, ma anche i  processi di simbolizzazione intuibili dalle storie e nel linguaggio fattuale. Prendere in considerazione ogni parola anche come immagine, simbolo, significa immaginare quelle parole, immaginare la sua esistenza, l’esistenza a volte cessata a causa della malattia. Dando rilievo a ogni parola come unica diamo rilievo all’unicità del paziente, in quanto  ogni parola esprime le unicità della persona. 

Mediante questo approccio si potrebbero cogliere,  intuire e differenziare le classi di narrazione che fanno capo ad un esprimersi della persona in qualità creative e razionali, e quindi osservare  il potenziale capace di stimolare comportamenti tesi alla risoluzione dei problemi, in quanto risulta evidente che il livello creativo ha il potenziale di non farci fermare solo ad una soluzione, ma fornisce un ventaglio di soluzioni e scelte.  Siamo però alla soglia della porta. Stiamo entrando ma stiamo ancora alla soglia della porta. Se vogliamo veramente varcarla, dobbiamo andare oltre il fattuale per scoprire i simboli che emergono dalle narrazioni di malattia, poiché è evidente che la malattia per il paziente non ha solo senso clinico, ma anche dimensione simbolica. In tal senso, la relativa analisi dei simboli delle parole fattuali dovrebbe essere condotta richiamando il senso ontologico del simbolo emerso, sempre però in linea con la risonanza emotiva del paziente. Questo fa in modo, da una parte, di non snaturare il simbolo con interpretazioni che spesso lasciano il retrogusto di una proiezione psichica del vissuto dell’operatore sul paziente, e dall’altra fa in modo di non perderci nell’universo simbolico a priori che ci discosta dalla realtà vissuta dal paziente e dal suo sentire.  Quindi si dovrà optare per non interpretare ma codificare il simbolo in quanto tale, ovvero per ciò che rappresenta per la persona e per ciò che rappresenta in sé. Immaginiamo, ad esempio, una narrazione dove emerge, dall’analisi del contenuto, che la congiunzione E (che ontologicamente ha il compito di unire i vari elementi di una preposizione) ha una frequenza marginale e tale frequenza nel paziente è un dato che conferma e fa risuonare nel paziente la solitudine di una rete di supporto sociale ed assistenziale, di amicizie, del suo aprirsi all’altro, della capacità di mettersi in contatto con sé e la consapevolezza riguardo la sua malattia. Questo rappresenta un riscontro narrativo che conduce e dice che il paziente vive la sua congiunzione con gli altri da sé con solitudine e con sofferenza.  Una sofferenza che ha congiunzione col suo mondo personale e sociale.  

Brevi conclusioni per iniziare 

Per concludere, il Nodo Ermes è un nodo di analisi che  vuole dare attenzione al quel cuore nascosto dietro la scorza del sintomo,  per dare ancor più valore alla storia, alle parole di ogni paziente, colme di un vissuto di sofferenza e di coraggio, per stare davanti alle parole come si sta davanti all’abisso, e stando davanti  all’abisso come si sta difronte alle parole.   

Bibliografia

Dizionario etimologico, Edizioni Rusconi, Genova, 2011; 

Frank, A., The Wounded Storyteller, University of Chicago, Chicago, IL, 1995; 

Launer, J., New stories for old: narrative-based primary care in Great Britain, Families, Systems and Health. 2006;

Morel,C.,  2006, Dizionario dei simboli dei miti e delle credenze, Giunti Edizioni, Firenze 2016;

Plutchik,R.,  The psychology and Biology of Emotion, Harper Collins College, New York 1984;

Kleinmann, A.,  The illness narrative, suffering, healing and the human condition, Basic Book, NY, USA, 1989.   

1 Per un ulteriore approfondimento sui nodi d’analisi in medicina narrativa riconosciuti dalla letteratura: A., Kleinmann, The illness narrative, suffering, healing and the human condition, Basic Book, NY, USA, 1989; J., Launer, New stories for old: narrative-based primary care in Great Britain, Families, Systems and Health. 2006; A., Frank, The Wounded Storyteller, University of Chicago, Chicago, IL, 1995;  R., Plutchik, The psychology and Biology of Emotion, Harper Collins College, New York 1984

2 La funzione del simbolo è quella di accorciare le le distanza, legare, nel suo uso attuale lega o collega il significante al significato. C. Morel, 2006,  Dizionario dei simboli dei miti e delle credenze, Giunti Edizioni, Firenze 2016,  p.17; 

3 Il giovane stava mettendo in campo inconsapevolmente un aspetto della  sua dinamica profonda, proiettando come un cinematografo il suo aspetto di falsità sugli individui da esso chiamati in causa, e questo a prescindere se gli individui chiamati in causa presentavano un aspetti di falsità;

4 Dizionario etimologico, Edizioni Rusconi, Genova, 2011 p. 334;

Osayande: “Il mio sogno è quello di trovare un lavoro ed essere felice, e perché no, giocare a basket, penso di esserci portato”.

Ragazzo nigeriano racconta la sua storia

Secondo un recente studio realizzato dall’Ethical Journalism Network (https://ethicaljournalismnetwork.org/wp-content/uploads/2017/03/Draft_Migration_and_Media_Report.pdf), sono due le narrative fondamentali proposte da giornali e tv: i migranti come vittime e i numeri per la minaccia della cosiddetta “invasione”.

Raramente ci si concentra sulla storia di vita del migrante o del rifugiato, a cui occorrerebbe dare il giusto peso.

Osayande, per gli amici Osas, è un ventisettenne nigeriano arrivato in Italia sette anni fa. Rieti, oramai, è la sua città, la città che da tempo gli offre rifugio e salvezza.

Gli è stato chiesto di raccontare la sua quotidianità, di raccontare sé stesso come persona, senza l’etichetta di migrante. Solo Osas, solo la sua storia, solo la sua giornata.

“La mattina, appena mi sveglio, sono costretto a venire qui, anche quando non mi sento bene, e cercare qualcuno che con qualche spiccio possa aiutarmi”. Così esordisce il ragazzo, che quasi ogni mattina si trova all’entrata di uno dei bar più frequentati della città.

“Cerco un lavoro”, continua, “ma attualmente in Italia non c’è, quindi la cosa migliore per me è venire qui e racimolare qualcosa. Nel mio documento c’è scritto che sono un lavoratore autonomo, inteso come venditore ambulante, ma la parola “lavoratore” sembra una presa in giro, uno scherzo”.

A volte, ha detto, qualcuno si intenerisce e gli affida qualche mansione e lavoretto, dandogli quello che, in una giornata intera fuori da un bar, non riuscirebbe a raccogliere.

“Le persone pensano che mi piaccia stare qui a chiedere soldi, non si rendono conto che se potessi ne farei a meno. Ho lasciato la mia casa, la mia famiglia, i miei amici”.

Osayande prosegue a raccontare la sua giornata tipo. La mattina fuori da un bar; il pomeriggio impegnato in qualche incarico o alla Caritas di Rieti, alla ricerca di vestiti che, con temperature così rigide, gli consentano di non morire di freddo; la sera a casa, con i suoi compagni di appartamento, con cui condivide spese e consumi.

Una vita regolare, fatta di giorni che si ripetono uguali e, come la sua, anche quella della maggior parte dei suoi compagni.

Alla domanda sul suo precedente vissuto in Nigeria, risponde: “la mia vita in Nigeria era piena di problemi, la Nigeria è divisa da lotte intestine, guerre tribali, per non parlare della debolezza del governo centrale e delle violenze di Boko Haram. È difficile vivere in Africa, è pericoloso. Mio padre è morto”.

Altro argomento affrontato è stato quello sulla piaga sociale e culturale del razzismo, per il quale il ragazzo ha dimostrato di avere un’opinione molto chiara. “Penso che in Italia la situazione non sia differente rispetto ad altre parti del mondo. Io non sono nella tua testa come tu non sei nella mia, pensiamo cose diverse, abbiamo usanze e tradizioni diverse, ma non per questo ci si deve odiare e non rispettare.”

Osas continua affermando che si conosce poco il mondo che ci circonda, si rimane spesso nel proprio piccolo e sostiene che anche in Nigeria esiste il razzismo, basti pensare alle stesse guerre tribali e alle fazioni opposte, che vedono diverse opinioni sfociare in un vero e proprio conflitto.

“Le persone non viaggiano da paese a paese, sono ignoranti, di mentalità ridotta”, sostiene.

“Quando viaggi, le esperienze ti portano a pensare diversamente. Il razzismo non è concretezza, è un fatto di mentalità. Il nuovo fa paura e le persone come noi, che veniamo da paesi diversi e lontani, dove c’è guerra e povertà, non piacciono, non sono ben viste”.

Il ragazzo, infine, afferma di avere sogni e progetti per il futuro, quel futuro che nel suo paese non avrebbe mai potuto immaginare: “Il mio sogno è quello di trovare un lavoro ed essere felice, e perché no, giocare a basket, penso di esserci portato”.

Serena Lelli

Ogni parola è anima

La Trama sepolta nel Trauma

Di Umberto Mauro Salvatore Caraccia
Psicologo – Psicoanalista
Esperto in Medicina Narrativa Applicata

Rimangono ferite che non si coagulano del tutto. Che si marginano più lentamente e che si riaprono facilmente. È il trauma che emerge attraverso le parole di chi vede cambiare in pochi secondi la sua vita radicalmente a causa della malattia.
La cura, una parte della cura, avviene nelle parole.  E allora si diviene consapevoli che ogni parola è Anima, in grado di dare un’altra opportunità al nostro moto narrativo, in grado di far gioire, soffrire, innamorare, odiare, condurre il nostro esistere nel ed al mondo. Parole che sono dinamica narrativa, capaci di nutrire la nostra rappresentazione del mondo, di noi e di noi stessi che interagiamo col principio di realtà, modifichiamo tale principio e contestualmente veniamo modificati da esso. L’idea e l’idea stessa di noi assume in un certo senso la trama di un racconto che prende carne. Una narrazione dei personaggi e un protagonista. Ma non solo.              La Psiche così può anche fondarsi del suo stesso Logos. La narrazione profonda, fa sì che le immagini[1] psichiche e le relazioni tra esse medesime assumano la possibilità nella loro ricerca per esistere, di divenire pneuma narrativo e non solo corpo sintomatico. Ed ecco che se ascolto il racconto di me stesso, secondo un orecchio psicologico[2] posso intercettare la trama che conduce il mio cammino, il destino dove è imbrigliato il personaggio principale a cui simbolicamente e metaforicamente si demanda di recitare la vita che si sta vivendo, nel racconto posso identificare lo stile mediante cui rappresentiamo gli altri e come narriamo noi stessi[3]. Nel racconto sofferente, nella narrazione di un evento traumatico, si comprende che il trauma che si è vissuto, subìto, ha anche un’anima immaginale che può essere re-immaginata.
Questo re immaginare ha bisogno del senso secondo, simbolico, psicologicamente capace di vedere in trasparenza e permettere il disinvestimento energetico dell’energia psichica che forse si è concentrata sul nostro pensarci trauma divenendo così il trauma stesso e identificarci con la stessa storia traumatica.
Se il Trauma diviene anche Trama si potrà comprendere, senza per forza rimanere bloccati nelle zone torbide della sofferenza psichica, che una parte della cura è nello stile e con cui si narra la storia traumatica, nei personaggi che la narrano, nella sua fantasia espositiva, nella sua memoria. Una prospettiva che assume rilevanza essenziale ed esistenziale.  In tal senso rintracciare la trama immaginale sepolta nel trauma permette mediante la narrazione di riformulare, riprogettare e re-immaginare quell’identità ferita, di provare a curarla e prendersi cura della sua sofferenza.              Il trauma cosi può divenire feritoia, mezzo di conoscenza di aspetti profondi della nostra psiche in grado di donare il senso dell’ascolto profondo della sua narrazione e della trama che abbiamo intessuto su esso e che abbiamo perduto. Ogni parola è anima e per essere accolta nel logos dialogico ha bisogno che si crei uno spazio del dimenticarsi. Uno spazio dentro noi, sgombro da giudizi e pregiudizi pronto ad ospitare il cuore dell’altro, provando ad incontrare l’altro nella sua interezza narrativa. Ogni parola cosi è anima che esprime una Polis immaginativa capace di scorgere il profondo senso esprimente le profondità psichiche e di farci affiorare non solo come sintomo ma anche come Anima, di farci affiorare come persona. Di farci affiorare come poesia.

Bibliografia di riferimento  

Hillman, J., 1983, Le storie che curano, Edizioni Cortina, Milano, 1984.

Hillman, J.  Variazioni su Edipo, 1985, Edizioni Cortina, Milano, 1992.

Hillman, J., Fuochi Blu, 1989, Edizioni Adelphi, Milano, 1996.

Papadopulus, R. K., L’umwelt, Jung e le reti di immagini archetipiche, Rivista di Psicologia Analitica, 2008   n.26, Astrolabio Ubaldini, Roma.

[1]  Per immagine si intende non soltanto una immagine grafica o visiva, ma un insieme di percezioni, pensieri, idee, emozioni, comportamenti, relazioni, interazioni e identità che sono direttamente organizzate da un motivo centrale secondo diverse combinazioni e variazioni. Inoltre, queste reti collegano ed interagiscono con le esistenti strutture collettive di significato a tutti i livelli (compresi quelli corporei) presenti nel linguaggio e nella cultura; il deposito di quelle esperienze e credenze condivise che sono parte delle formazioni collettive delle presentazioni semantiche.    Cft. R.K. Papadopulus, L’umwelt, Jung e le reti di immagini archetipiche, Rivista di Psicologia Analitica, 2008   n.26, Astrolabio Ubaldini, Roma;

[2]  Un chiarissimo esempio che può essere d’aiuto per comprendere ciò che si vuole intendere per Senso Secondo e Orecchio Psicologico è dato da Hillman in Variazioni su Edipo: Cft., J., Hillman, Variazioni su Edipo, 1985, Edizioni Cortina, Milano, 1992, p 103.

 

[3] Conoscere la profondità della psiche significa conoscere le sue immagini, leggere le immagini, ascoltare le storie con un’attenzione poetica, che colga in un singolo atto intuitivo le due nature degli eventi psichici, quella terapeutica e quella estetica.  Cft., J. Hillman, 1983, Le storie che curano, Edizioni Cortina, Milano, 1984, p. 3.