Nodo di Ermes

Discorso per  un nodo di analisi complessa dei simboli in medicina narrativa  
di  Umberto Mauro  Salvatore Caraccia  
Psicologo Psicoanalista 
Esperto in Medicina  Narrativa Applicata e Analisi delle Narrazioni  

Premessa 

Il Nodo Ermes è uno stream di analisi per effettuare una lettura simbolica del fattuale con lo scopo di riportare in vita il  sapere sepolto dentro la parola e di donargli significato, oltre che scorgere da tale lettura un fatto clinico assistenziale e programmare interventi di cura e supporto appropriati e personalizzati. Questo, quindi  discorso vuole introdurre un nuovo nodo d’analisi per le storie di malattia in medicina narrativa accanto ai diversi nodi già riconosciuti dalla letteratura in merito.  

Riassunto 

Il discorso che segue vuole fornire un contributo profondo all’analisi complessa delle storie di malattia. Un discorso che vuole introdurre l’attenzione ai simboli custoditi nelle parole fattuali. Leggere la storia di malattia non solo in termini di senso logico-deterministico  ma scorgere anche il simbolico nel senso. Un approccio alle narrazioni che dia rilievo a ogni parola come complessa, ad ogni parola come anima, unica, poiché esse esprimono l’unicità del paziente e la sua complessità. Un nodo d’analisi come contributo per entrare nel cuore di ogni storia.   

Discorso per  un nodo di analisi complessa dei simboli in medicina narrativa   

Questo discorso sulle storie di malattia fonda la sua essenza nella profonda convinzione che ogni parola fornisce modelli di condotta umana e conferisce significato all’esistenza interiore.  Un’analisi complessa delle storie di malattia in medicina narrativa necessita del fatto che ogni narrazione venga presa in carico come  reticolato di significati e simboli. Partendo da questa considerazione, ogni narrazione fattuale è anche simbolica, in quanto da ogni parola emerge un fatto psichico  che svela, dietro il suo mantello, la voce del sussulto interiore della persona. Sussulto interiore che si trasforma in vissuto, necessità sociale e bisogno assistenziale. Le Parole  in questo discorso vengono considerate per la loro struttura sentimento in grado dettare il nostro esserci al mondo come azione. 

Segreto e segreta che apre al dramma, che s’apre alla multi dimensionalità della narrazione, una multi dimensionalità  dove la ratio è solo un particella che la compone. Ogni parola è un principio di realtà, un principio di realtà che fonda, feconda e inonda,  crea e trasforma, e allo stesso tempo uno scrigno che dà luogo ad un popolo di risorse adattive. Ogni parola è una moltitudine di principi di realtà. La narrazione come pathos multipolare che tende ad esprimersi nel lamento e nel pianto di sofferenze di ogni paziente. In ogni parola si esprime una vita, e questa vita necessita d’essere presa in considerazione per attingere dalla sua forza un rinnovo adattivo.  Pertanto si impone da sé a non fermarsi solo all’accoglienza delle parole stesse in senso fattuale. A non fermarsi solo in un senso concretizzante, concettuale, ma proseguire anche verso il simbolico contenuto nel fattuale, nell’ordinario: “Una mattina d’inverno prestai attenzione ad una narrazione casuale. Un luogo quotidiano, un salone da barbiere. Seduto aspettavo il mio turno, un giovane onorava la sua bellezza, e mentre il suo acconciatore contribuiva al suo desiderio, il giovane si lamentava della falsità delle persone che egli incontrava ogni giorno”.  Questa brevissima narrazione, esprimeva un fatto esistenziale, una dinamica di sé tra sé.  Fatti esistenziali che molto spesso sono celati nelle narrazioni di malattia, nascosti da frasi, parole e singole sillabe, cui noi non attribuiamo sentimento biologico, psicologico, sociale e culturale e, che se non portati alla luce, possono assumere il valore di variabili di disturbo in grado di contribuire in maniera non consona  al processo di cura.  

Analisi complessa delle narrazioni di malattia vuol dire, ad un livello macro, prendere in carico quelle narrazioni come se si prendesse in carico la persona, perché esse sono le realtà della persona . Non solo prendere in carico la sfera dei significati biologici, sociali, psicologici, culturali, ma anche i  processi di simbolizzazione intuibili dalle storie e nel linguaggio fattuale. Prendere in considerazione ogni parola anche come immagine, simbolo, significa immaginare quelle parole, immaginare la sua esistenza, l’esistenza a volte cessata a causa della malattia. Dando rilievo a ogni parola come unica diamo rilievo all’unicità del paziente, in quanto  ogni parola esprime le unicità della persona. 

Mediante questo approccio si potrebbero cogliere,  intuire e differenziare le classi di narrazione che fanno capo ad un esprimersi della persona in qualità creative e razionali, e quindi osservare  il potenziale capace di stimolare comportamenti tesi alla risoluzione dei problemi, in quanto risulta evidente che il livello creativo ha il potenziale di non farci fermare solo ad una soluzione, ma fornisce un ventaglio di soluzioni e scelte.  Siamo però alla soglia della porta. Stiamo entrando ma stiamo ancora alla soglia della porta. Se vogliamo veramente varcarla, dobbiamo andare oltre il fattuale per scoprire i simboli che emergono dalle narrazioni di malattia, poiché è evidente che la malattia per il paziente non ha solo senso clinico, ma anche dimensione simbolica. In tal senso, la relativa analisi dei simboli delle parole fattuali dovrebbe essere condotta richiamando il senso ontologico del simbolo emerso, sempre però in linea con la risonanza emotiva del paziente. Questo fa in modo, da una parte, di non snaturare il simbolo con interpretazioni che spesso lasciano il retrogusto di una proiezione psichica del vissuto dell’operatore sul paziente, e dall’altra fa in modo di non perderci nell’universo simbolico a priori che ci discosta dalla realtà vissuta dal paziente e dal suo sentire.  Quindi si dovrà optare per non interpretare ma codificare il simbolo in quanto tale, ovvero per ciò che rappresenta per la persona e per ciò che rappresenta in sé. Immaginiamo, ad esempio, una narrazione dove emerge, dall’analisi del contenuto, che la congiunzione E (che ontologicamente ha il compito di unire i vari elementi di una preposizione) ha una frequenza marginale e tale frequenza nel paziente è un dato che conferma e fa risuonare nel paziente la solitudine di una rete di supporto sociale ed assistenziale, di amicizie, del suo aprirsi all’altro, della capacità di mettersi in contatto con sé e la consapevolezza riguardo la sua malattia. Questo rappresenta un riscontro narrativo che conduce e dice che il paziente vive la sua congiunzione con gli altri da sé con solitudine e con sofferenza.  Una sofferenza che ha congiunzione col suo mondo personale e sociale.  

Brevi conclusioni per iniziare 

Per concludere, il Nodo Ermes è un nodo di analisi che  vuole dare attenzione al quel cuore nascosto dietro la scorza del sintomo,  per dare ancor più valore alla storia, alle parole di ogni paziente, colme di un vissuto di sofferenza e di coraggio, per stare davanti alle parole come si sta davanti all’abisso, e stando davanti  all’abisso come si sta difronte alle parole.   

Bibliografia

Dizionario etimologico, Edizioni Rusconi, Genova, 2011; 

Frank, A., The Wounded Storyteller, University of Chicago, Chicago, IL, 1995; 

Launer, J., New stories for old: narrative-based primary care in Great Britain, Families, Systems and Health. 2006;

Morel,C.,  2006, Dizionario dei simboli dei miti e delle credenze, Giunti Edizioni, Firenze 2016;

Plutchik,R.,  The psychology and Biology of Emotion, Harper Collins College, New York 1984;

Kleinmann, A.,  The illness narrative, suffering, healing and the human condition, Basic Book, NY, USA, 1989.   

1 Per un ulteriore approfondimento sui nodi d’analisi in medicina narrativa riconosciuti dalla letteratura: A., Kleinmann, The illness narrative, suffering, healing and the human condition, Basic Book, NY, USA, 1989; J., Launer, New stories for old: narrative-based primary care in Great Britain, Families, Systems and Health. 2006; A., Frank, The Wounded Storyteller, University of Chicago, Chicago, IL, 1995;  R., Plutchik, The psychology and Biology of Emotion, Harper Collins College, New York 1984

2 La funzione del simbolo è quella di accorciare le le distanza, legare, nel suo uso attuale lega o collega il significante al significato. C. Morel, 2006,  Dizionario dei simboli dei miti e delle credenze, Giunti Edizioni, Firenze 2016,  p.17; 

3 Il giovane stava mettendo in campo inconsapevolmente un aspetto della  sua dinamica profonda, proiettando come un cinematografo il suo aspetto di falsità sugli individui da esso chiamati in causa, e questo a prescindere se gli individui chiamati in causa presentavano un aspetti di falsità;

4 Dizionario etimologico, Edizioni Rusconi, Genova, 2011 p. 334;

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