Ogni parola è anima

La Trama sepolta nel Trauma

Di Umberto Mauro Salvatore Caraccia
Psicologo – Psicoanalista
Esperto in Medicina Narrativa Applicata

Rimangono ferite che non si coagulano del tutto. Che si marginano più lentamente e che si riaprono facilmente. È il trauma che emerge attraverso le parole di chi vede cambiare in pochi secondi la sua vita radicalmente a causa della malattia.
La cura, una parte della cura, avviene nelle parole.  E allora si diviene consapevoli che ogni parola è Anima, in grado di dare un’altra opportunità al nostro moto narrativo, in grado di far gioire, soffrire, innamorare, odiare, condurre il nostro esistere nel ed al mondo. Parole che sono dinamica narrativa, capaci di nutrire la nostra rappresentazione del mondo, di noi e di noi stessi che interagiamo col principio di realtà, modifichiamo tale principio e contestualmente veniamo modificati da esso. L’idea e l’idea stessa di noi assume in un certo senso la trama di un racconto che prende carne. Una narrazione dei personaggi e un protagonista. Ma non solo.              La Psiche così può anche fondarsi del suo stesso Logos. La narrazione profonda, fa sì che le immagini[1] psichiche e le relazioni tra esse medesime assumano la possibilità nella loro ricerca per esistere, di divenire pneuma narrativo e non solo corpo sintomatico. Ed ecco che se ascolto il racconto di me stesso, secondo un orecchio psicologico[2] posso intercettare la trama che conduce il mio cammino, il destino dove è imbrigliato il personaggio principale a cui simbolicamente e metaforicamente si demanda di recitare la vita che si sta vivendo, nel racconto posso identificare lo stile mediante cui rappresentiamo gli altri e come narriamo noi stessi[3]. Nel racconto sofferente, nella narrazione di un evento traumatico, si comprende che il trauma che si è vissuto, subìto, ha anche un’anima immaginale che può essere re-immaginata.
Questo re immaginare ha bisogno del senso secondo, simbolico, psicologicamente capace di vedere in trasparenza e permettere il disinvestimento energetico dell’energia psichica che forse si è concentrata sul nostro pensarci trauma divenendo così il trauma stesso e identificarci con la stessa storia traumatica.
Se il Trauma diviene anche Trama si potrà comprendere, senza per forza rimanere bloccati nelle zone torbide della sofferenza psichica, che una parte della cura è nello stile e con cui si narra la storia traumatica, nei personaggi che la narrano, nella sua fantasia espositiva, nella sua memoria. Una prospettiva che assume rilevanza essenziale ed esistenziale.  In tal senso rintracciare la trama immaginale sepolta nel trauma permette mediante la narrazione di riformulare, riprogettare e re-immaginare quell’identità ferita, di provare a curarla e prendersi cura della sua sofferenza.              Il trauma cosi può divenire feritoia, mezzo di conoscenza di aspetti profondi della nostra psiche in grado di donare il senso dell’ascolto profondo della sua narrazione e della trama che abbiamo intessuto su esso e che abbiamo perduto. Ogni parola è anima e per essere accolta nel logos dialogico ha bisogno che si crei uno spazio del dimenticarsi. Uno spazio dentro noi, sgombro da giudizi e pregiudizi pronto ad ospitare il cuore dell’altro, provando ad incontrare l’altro nella sua interezza narrativa. Ogni parola cosi è anima che esprime una Polis immaginativa capace di scorgere il profondo senso esprimente le profondità psichiche e di farci affiorare non solo come sintomo ma anche come Anima, di farci affiorare come persona. Di farci affiorare come poesia.

Bibliografia di riferimento  

Hillman, J., 1983, Le storie che curano, Edizioni Cortina, Milano, 1984.

Hillman, J.  Variazioni su Edipo, 1985, Edizioni Cortina, Milano, 1992.

Hillman, J., Fuochi Blu, 1989, Edizioni Adelphi, Milano, 1996.

Papadopulus, R. K., L’umwelt, Jung e le reti di immagini archetipiche, Rivista di Psicologia Analitica, 2008   n.26, Astrolabio Ubaldini, Roma.

[1]  Per immagine si intende non soltanto una immagine grafica o visiva, ma un insieme di percezioni, pensieri, idee, emozioni, comportamenti, relazioni, interazioni e identità che sono direttamente organizzate da un motivo centrale secondo diverse combinazioni e variazioni. Inoltre, queste reti collegano ed interagiscono con le esistenti strutture collettive di significato a tutti i livelli (compresi quelli corporei) presenti nel linguaggio e nella cultura; il deposito di quelle esperienze e credenze condivise che sono parte delle formazioni collettive delle presentazioni semantiche.    Cft. R.K. Papadopulus, L’umwelt, Jung e le reti di immagini archetipiche, Rivista di Psicologia Analitica, 2008   n.26, Astrolabio Ubaldini, Roma;

[2]  Un chiarissimo esempio che può essere d’aiuto per comprendere ciò che si vuole intendere per Senso Secondo e Orecchio Psicologico è dato da Hillman in Variazioni su Edipo: Cft., J., Hillman, Variazioni su Edipo, 1985, Edizioni Cortina, Milano, 1992, p 103.

 

[3] Conoscere la profondità della psiche significa conoscere le sue immagini, leggere le immagini, ascoltare le storie con un’attenzione poetica, che colga in un singolo atto intuitivo le due nature degli eventi psichici, quella terapeutica e quella estetica.  Cft., J. Hillman, 1983, Le storie che curano, Edizioni Cortina, Milano, 1984, p. 3.

 

 

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